LA COMUNITÀ EMMANUEL CON PAPA FRANCESCO

LA COMUNITÀ EMMANUEL CON PAPA FRANCESCO

“Discorso” di padre Mario nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, 26/09/2019

 

  1. Vieni, Spirito Santo, a guidarci in quest’ora, che vogliamo vivere come vita di famiglia, dei figli con il Padre e del Padre con i figli! Aiutaci tu, o Maria, Madre dell’Emmanuel, con Sant’Ignazio di Loyola e l’Emmanuel celeste, a RENDERE GRAZIE!

Grazie al Signore, datore di ogni bene! Grazie a te, caro Papa Francesco, per averci voluto ricevere famigliarmente come Comunità Emmanuel; e per aver chiamato, tra i tuoi collaboratori, il nostro caro Mons. Nunzio Galantino! Grazie al nostro Arcivescovo, Mons. Michele Seccia, che ci ha voluto accompagnare, sobbarcandosi, insieme a noi, alla fatica di due notti in pullman! Grazie ai sacerdoti diocesani e religiosi che ci offrono, in diversi luoghi, il ministero della Parola, della Grazia e dello Spirito! Grazie a tutti i partecipanti e a quanti, presenti o assenti, in Italia e fuori, sono legati alla vocazione e missione Emmanuel!

  1. Prendiamo in mano l’Evangelii Gaudium, sollevandola e ripetendo in coro: “Caro Papa Francesco, ti vogliamo bene! Ti vogliamo molto bene! Ti vogliamo sempre molto bene!”.
  2. La motivazione che ci ha spinti qui da te è chiederti aiuto per prepararci, con il tuo primo grande documento programmatico, l’Evangelii Gaudium, ai quarant’anni della Comunità Emmanuel. Siamo infatti nati trentanove anni fa da un duplice amore, che ci ha partorito con un duplice gran grido: il grido della Terra e il grido della Croce! Lo sentiamo salire, giorno e notte, dalle periferie esistenziali:

– bambini abbandonati, maltrattati, abusati! Donne sole e bisognose, ferite nel corpo e nell’anima, esposte a tutti i pericoli, portate via dal vento! Stiamo accanto a loro, impegnati a piangere con chi piange, asciugare le lacrime, volgere le lacrime al sorriso!

– Disabili mentali, che portano, nella loro psiche, la degenerazione e la schizofrenia della società, malata di relazioni mancanti, confliggenti, sanguinanti, spente! Ne raccogliamo, e cerchiamo di comporre, i frantumi, sanando ferite e prendendo per mano, a piccoli passi, sui sentieri della Salute.

– Dipendenti o pluridipendenti: figli inquieti di madre Babele, che, nella confusione delle lingue e nella povertà dei significati, li spinge a “riempire” la solitudine, il vuoto esistenziale e il buco dell’anima, con alcol, droghe vecchie e nuove, gioco, internet e cellulari, farmaci… Sono le “droghe figlie”, da cui cerchiamo di liberarci, combattendo e vincendo la “droga madre”, la mentalità egoistica diffusa e dominante!

– Poveri di pane, di cultura, di Dio: a) i poveri di pane ci gridano la loro fame da lontano (come dall’Albania, dall’Egitto, dall’Ecuador) e da vicino, dalle nostre stesse strade, da interi nuclei famigliari che non arrivano alla sopravvivenza: per loro è nato il nostro Emporio Solidale, che si adopera per procurare un pane a tavola oggi e un po’ di fiducia in cuore per il domani; b) poveri di cultura, per cui sono nate, tra l’altro, le nostre cooperative sociali, con un Consorzio che cerca di offrire servizi per l’amministrazione, la progettazione, la formazione e il lavoro; c) poveri di Dio: la più grande povertà e il più grande bisogno dell’uomo è Dio! Cercato a tentoni (At 17,27), Dio rimane ignoto, assente, lontano! Per molti è superfluo o concorrente o nemico dell’uomo! Altri lo confondono con le immagini proiettate dai propri bisogni, desideri, preconcetti, attese e paure! Il nostro Istituto di Salute e Medicina Spirituale “Sant’Ignazio di Loyola”, per le vie della Nudità e della Bellezza, del Mistero e dei simboli che lo irradiano, offre strumenti e itinerari a questi “poveri di Dio”, in cerca del Suo Volto e del Suo Cuore!

– Ragazzi, giovani, famiglie, scuole, società, alle prese con l’emergenza e la sfida educativa, che tu, caro Papa Francesco, hai rilanciato alla Chiesa e al mondo!

– I “dannati della terra”, negli inferni creati dalle nostre società demoniache, tra i sordi egoismi che si contendono gli averi e i poteri del mondo! Da lì partono i “migranti” che tu, caro Papa Francesco, ci chiedi di chiamare “persone”! Per essi è nata la Fondazione Emmanuel per le Migrazioni e i Sud del Mondo, perché, se sono riusciti a fuggire dalle condizioni infernali di casa loro; se hanno sostenuto e attraversato l’arsura e le tempeste di sabbia del deserto; se sono sopravvissuti a sequestri, carceri, latrocini ed estorsioni, violenze e torture di ogni genere; se sono scampati al naufragio tra le onde del Mediterraneo; non periscano poi sotto i nostri occhi, tenuti a debita distanza da porti e cuori chiusi, o lasciati languire dietro le mura delle nostre paure, travestite di “sicurezze” crudeli e “religioni” ipocrite!

– Sono tanti a patire così fino a morire! Ne raccoglie il pianto e il grido, e stende su di loro le braccia, l’Uomo della Croce, mandato a morte “fuori le mura”, “scartato dai costruttori” (Eb 13,12; Sal 117,22), compagno di tutti coloro che tu, caro Papa Francesco, ci fai riconoscere come “scarti” di un mondo scandaloso.

  1. Il problema è che noi siamo dentro a questo mondo ingiusto, avvolti da opinioni, voci, culture con cui, anche senza accorgercene, potremmo diventare compiacenti e, Dio non voglia, complici! Perciò non possiamo operare il bene se non “combattendo”, all’esterno e all’interno di noi. E’ per questo che chiediamo anche il tuo aiuto.

Il primo aiuto lo riceviamo già, ogni giorno, dalla tua persona: ci basta vederti e ascoltarti; ci fai respirare umanità e Vangelo, Vangelo e umanità! Un secondo aiuto lo troviamo nei tuoi messaggi, come quelli dell’Evangelii Gaudium. Ora, per questo nostro itinerario di preparazione ai quarant’anni, ti domandiamo come praticare alcune delle raccomandazioni che ci fai nell’Evangelii Gaudium, quando ci esorti ripetutamente a non lasciarci rubare la gioia del Vangelo! Ci sono dunque ladri pronti a derubarci! Per quelli che vengono dall’esterno, stiamo all’erta e ci organizziamo al meglio. Ma ci sono ladri nascosti nella nostra quotidianità: alcuni stanno dentro di noi; altri in mezzo a noi; altri avanti e dietro di noi; altri camminano ogni giorno con noi nel tempo che passa. Ne elenco cinque:

  1. a) il primo è dentro di noi, nell’esperienza continua delle nostre fragilità e ambiguità, di cui si alimentano i nostri limiti e difetti: come far sì che non ci tolgano la gioia di vivere? Come non farcela rubare dalla loro scoraggiante, inguaribile esperienza?
  2. b) Il secondo è in mezzo a noi, nelle nostre relazioni. Per i tanti Servizi in cui siamo impegnati, in Italia e fuori, dobbiamo saperci coordinare e subordinare, tendendo insieme al Bene Comune: come stare insieme senza ferirci? O come prevenire e curare le ferite che inevitabilmente ci infliggiamo a vicenda?
  3. c) Il terzo corre avanti a noi, spingendoci a proiettarci ai risultati attesi, inseguendo il successo in modo velato o aperto, “scientifico”, misurabile con test e statistiche: ci si aspetta la ricompensa, in moneta (oltre che bancaria) di immagine e visibilità, conferma, gratificazione. Nei fatti, però, registriamo spesso insuccessi e frustrazioni (abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla, Lc 5,5): come non farci rubare la gioia quando la fatica è grande e i risultati deludenti?
  4. d) Il quarto ci segue alle spalle, come un’ombra che, attaccata a noi durante il giorno, viene a coricarsi con noi la sera: è la stanchezza! Ci stanchiamo, sì! E non è facile per noi “staccare” dal lavoro/servizio: tante vite umane ci chiedono presenza, e ancora presenza! C’è un segreto per il riposo dell’anima? E’ possibile stancarsi e non perdere la gioia?
  5. e) Il quinto è nel tempo che passa! Ha camminato con noi, un passo al giorno! Per cui ora, dopo quasi quarant’anni, allontanandoci dalle origini temporali, rischiamo di allontanarci anche dallo spirito delle origini, correndo il pericolo che, alla generazione di Volontari/Missionari, segua una generazione di operatori/impiegati, in una società che mette insieme titoli e denaro, ed in cui non si sa se e quanto di cuore rimane sotto i vari strati della professionalizzazione, monetarizzazione, contrattualizzazione, burocratizzazione! Affinché non ci venga rubata la grazia delle origini, e la bellezza e la forza della vocazione/missione Emmanuel, come tenere acceso il fuoco nel cuore? E come accenderlo nel cuore della nuova generazione?

 

  1. Caro Papa Francesco, ci accompagneranno il tuo volto e la tua parola; porteremo con noi la tua benedizione e pregheremo che la possa portare a compimento: il nostro Istituto di Salute e Medicina Spirituale, infatti, non è stato ancora ufficialmente inaugurato; è unico nel suo genere (lo diciamo riconoscenti a Dio, come una confessio laudis, ad maiorem Dei gloriam!); è stato ispirato ad un gesuita dal Fondatore dei gesuiti; è stato strutturato, nelle sue parti architettoniche e simboliche, sulla traccia delle varie tappe degli Esercizi ignaziani; è destinato al servizio della fede della Chiesa, ed è rimasto in attesa di chi ne faccia la “dedicazione” ignaziano-ecclesiale; e cosa fa la Provvidenza? Manda alla Chiesa un Papa gesuita! Come non vedervi uno speciale segno di Dio, un “kairòs” a cui non sottrarsi?

Tocca a te, caro Papa Francesco, venire a benedirlo e “dedicarlo” a Sant’Ignazio di Loyola! Abbiamo calcolato che in sei ore puoi fare Roma-Lecce andata e ritorno! Così la tua benedizione giungerà a compimento, ed il nostro affetto, già vivo ieri, ravvivato oggi, ti circonderà domani, e non cesserà di crescere in devozione e gioia riconoscente nel tempo e per l’eternità!