Mostra Ruffini

Durante la presentazione alla Citta di Lecce del Centro di Prossimità Emmanuel “StazioniAmo”è stata inaugurata anche la mostra fotografica di Mauro Raffini(*)Gli invisibili“.

Farlo, inaugurando la mostra fotografica “Gli Invisibili” di Mauro Raffini, ci riempie di gioia perché ci rende consapevoli che, seppur nella distanza fisica e geografica (Lecce/Torino), le sensibilità affini attraversano percorsi destinati a incontrarsi.

Scrive Mauro: “Le fotografie in mostra propongono una selezione delle molte da me realizzate in 50 anni di lavoro. Alcuni sono scatti casuali, altri sono volutamente cercati nell’ambito di questa ricerca. Mi si può chiedere perché proprio “loro”. Il mio lavoro di fotografo ha cercato di mettere al suo centro la condizione umana ela sua trasformazione nel corso del tempo. …l’attenzione per gli “ultimi” è parte importante del mio archivio: che questi si chiamino homeless o migranti, zingari o diseredati. Solo uno sguardo distaccato e assente, concentrato sui propri interessi, ripiegato sul proprio ombelico e incapace di leggere la realtà riesce a non vedere l’altro”.

 

Post Facebook di Ettore Bambi – 4/8/20

Mauro Raffini viene accompagnato dalla Fondazione Emmanuel a rivelarci i suoi volti Invisibili, passando senza traumi dal ritratto ammaliante di Mario Soldati agli occhi senza tempo di un diseredato. Un percorso solo apparentemente contorto, dalle librerie Ergot al nuovo Centro di Prossimità di via Don Bosco, la spinta è uguale, si cercano gli occhi, le rughe, i segni, le voglie, la dignità, la cultura.
E’ un appassionato lavoro sull'”architettura delle relazioni”, quello che Raffini – piemontese, ritrattista che proviene da 50 anni di fotogiornalismo e reportage – e Fondazione Emmanuel portano avanti insieme. I brani dei “grandi” della letteratura sono state letti nei pressi della Ergot sopra le note della fisarmonica di Claudio Prima, per voce di migranti, mediatori culturali d’oltremare, richiedenti asilo e residenti temporanei. Ora i ritratti dei “clochard” sono in via Don Bosco, il progetto che Emmanuel vuole realizzare costi quel che costi – a sugellare i 40 anni di presenza nel Salento – è di cambiare faccia a quel palazzotto liberty che in quella strada richiama da sempre l’inclusione e l’accettazione dell’altro, la prima strada colorata di Lecce, purtroppo troppo vicina alla stazione per non assistere sino a ieri impotente al via vai di persone decadute, certo nei vestiti, nell’igiene, nella salute, giammai nella dignità.
Una Mostra di ritratti sulla musica, mi verrebbe da dire, quella che si riesce a cogliere dall’organetto nascosto e pudico di un elegante signore col cappello; dalle cuffie – ma funzioneranno ? – nelle orecchie di due sorelle, o fratelli, o semplicemente coetanei, o amici, o conoscenti, cosa importa? dal violino compostamente custodito che di giorno contribuisce a raccogliere offerte frettolose, di notte è guanciale, appiglio, approdo, tenerezza. dalla copertina di un Vasco Rossi dell’adolescenza, genio e sregolatezza, un po’ come si intravede sotto una coperta, e un pudico cartone dal titolo :Grazie.
Ma anche un Mostra sul buon dormire, con tanti saluti a chi in comodi letti fa a pugni con gli ansiolitici, il dormire su un prato, il dormire insieme forse padre e figlio, la mano come cuscino, il dormire composto, il dormire nobile, il dormire armonico, il dormire colorato.
Il dormire invisibile, lì, ogni giorno, davanti a noi, su una panchina che sorride, con un buffo cappello di lana che chissà quante ne ha viste, una barba curata alla faccia di tutti, e, tutto sommato, il volto sereno di chi sa amare, perchè solo chi soffre sa amare veramente.”

 

(*) Mauro Raffini è nato a Cuneo nel 1946.

Inizia a fotografare nel’68 ed è fotografo professionista dal 1971.

Realizza negli anni settanta numerosi reportages in Europa; nello stesso periodo si è occupato di critica e tecnica fotografica scrivendo nelle riviste di settore.
Collabora con la Cooperazione Italiana documentando progetti e infrastrutture in Brasile e in Mozambico.

Insegna per due anni tecnica fotografica presso il dipartimento di fotografia dell’Istituto Europeo di Design di Torino.

Nel 1996 si dedica ad una ricerca sulla multietnicità per conto della città di Torino per un progetto finanziato dalla CEE.

Coordina la parte fotografica del volume “Foto di gruppo: immagini dall’economia italiana 1997” (Ed. SEAT) in collaborazione con importanti fotografi italiani illustrando la sezione dedicata ai mezzi di trasporto.

Nel 1998 è nominato coordinatore scientifico per la parte fotografica del progetto CEE, GAL Azione Ossola.

Nel febbraio 1999 espone all’Accademia Albertina di Torino nella mostra “Lo Spirito dei Luoghi” promossa dalla Regione Piemonte per rappresentare l’industria e l’artigianato piemontesi. Questa mostra viene esposta alla galleria Stephen Gang a New York e presso l’Istituto Italiano di Cultura di Berlino.

Dall’ ’inizio degli anni novanta si dedica alla fotografia d’architettura e paesaggio; in seguito sviluppa una personale ricerca sul colore che lo porta a collaborare con alcune importanti realtà industriali del Paese. Contemporaneamente continua il suo lavoro relativo a temi sociali come quelli sui nomadi, i senza fissa dimora e la multietnicità.

E’ il primo fotografo italiano ad essere presente al M.A.C.A.M. (Museo di Arte Contemporanea all’Aperto di Maglione) con un’opera permanente, un collage fotografico di 3 per 4 m sugli artisti italiani.

Il suo lavoro è ampiamente segnalato nel volume “Il ‘900 in fotografia” a cura di Marina Miraglia , edizioni Hopefulmonster (2001). Di lui hanno scritto, tra gli altri, Piergiorgio Dragone, Giovanni Romano, Liliana Lanzardo, Charles-Henri Favrod, Fulvio Bortolozzo e Marcella Filippa.

Da alcuni anni si occupa anche della curatela di mostre fotografiche.

Sue fotografie sono presenti in musei e fondazioni in Italia e all’estero.

Come photoeditor della mostra Exodos della Regione Piemonte è stato insignito della Medaglia del Presidente della Repubblica per l’eccellente lavoro svolto per la realizzazione del progetto e della mostra.